In 6 mesi nate 40mila imprese rosa

womenLe aziende femminili sopportano meglio la crisi economica.Le donne sfidano la crisi: 40mila nuove imprese rosa in 6 mesi. La crisi finanziaria globale minaccia le famiglie e il loro potere d’acquisto? Ci pensano le donne a risollevare le sorti dell’economia italiana sfidando il mercato con l’apertura di nuove imprese. Nonostante le difficoltà del momento, sono proprio le imprese femminili a costituire circa il 30% del totale delle nuove aziende individuali che hanno aperto principalmente in Lombardia (12,8%), Campania (10,2%) Piemonte (8,7%) e Lazio (8,7%). Più brave contro la crisi – In Italia le imprese individuali femminili sono complessivamente 857.230 e rappresentano il 25,5% del totale delle imprese individuali, con un tasso di resistenza alla crisi del 25% superiore rispetto alle aziende maschili e una maggiore vivacità registrata in Calabria, dove rispetto allo scorso anno sono aumentate dello 0,6%.

women Lo Stivale imprenditoriale in rosa – Sebbene le imprese individuali in rosa siano più numerose in Lombardia (91.741 ovvero il 10,7%), il contributo delle donne alla piccola impresa individuale è più forte in Molise, dove le imprese individuali femminili rappresentano il 34,2% delle imprese individuali, in Basilicata (31,6%) e in Abruzzo (30,4%). Le difficoltà della maternità – Le piccole aziende con una titolare si concentrano nel commercio (33,4%), ma anche nell’agricoltura (28,9%) e nei servizi alla persona (11%). Essere donna però, secondo la Camera di commercio brianzola, è una fatica, tanto che, dopo la nascita del primo figlio, il 10,1% delle donne lombarde ha smesso di lavorare, il 25,8% ha chiesto il part-time e solo il 52,2% ha continuato a lavorare a tempo pieno. Più aiuti alle madri lavoratrici – “In Italia – ha osservato Mina Pirovano, presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di commercio di Monza e Brianza – fare le imprenditrici e più in generale lavorare è ancora difficile”. Dunque, secondo l’imprenditrice brianzola “mettere le donne nelle condizioni di poter continuare a lavorare e vivere la maternità non come una malattia, ma un’occasione di sviluppo sociale deve essere una priorità”. fonte tiscali.it

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