Il giorno X di Panoramix parte IV

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venerdi

Segue la quarta puntata de “il giorno X di Panoramix”. Storie fantasy dove la realtà supera la fantasia… Nei Venerdì che seguiranno leggerai il seguito della storia.

Avvertenze:  si avvisano i lettori che per i contenuti della storia, è consigliata la lettura ad un pubblico giovane e sognante. Gli adulti possono leggerla ma accompagnati dai propri figli. (N.d.r.)

VITA, OPERE, DETTI MEMORABILI E MIRACOLI

DEL GRANDE FRATELLO

FRAMMENTO TERZO

Fondamenti filosofici del Grande Fratello

Capitò un giorno che il Grande Fratello sostasse un attimo a pensare, con una breve ma intensa pausa nel frenetico svolgersi della sua Inarrestabile Attività Governativa.

L’Augusto Pensiero lo portò ad una improvvisa

(suggeritagli inavvertitamente dai soliti bigliettini presenti nell’incarto dei Baci Perugina, pieni di calembours, bon mots, squarci di antica sapienza): la rinascita della Nazione Federale non aveva avuto il conforto e l’avallo di un pensiero filosofico profondo che ne autenticasse storicamente le origini.

In verità le genti della Nazione Federale rivolgevano i loro pensieri, per un opportuno conforto, ad una non meglio precisata entità, il Dio Po, del  quale aspettavano, ma sinora vanamente, epifanie e manifestazioni terrene, riversando nel frattempo le loro attese sulla presunta capacità taumaturgica delle “Sacre Ampolle della Pura Acqua del Divino Po” distribuite nelle fiere paesane da improvvisati Dottor Dulcamara, senza alcuna Credenziale Federale: si trattava  purtroppo solo di infantile e ingenua manifestazione devozionale, nata da una anonima credenza non supportata da postulati filosofici o scientifici.

S’imponeva quindi un filosofo, e una adeguata filosofia, ordinò il  Grande Fratello ai suoi famigli e collaboratori, minacciando terribilissime torture a destra e manca e precipitando, con queste minacce, tutti quanti nel terrore nero, per essere noto che da tempo i filosofi erano stati messi al bando e gli ultimi ancora rimasti, erano impossibilitati a sopravvivere per la ormai assoluta carenza di cattedre universitarie, sostituite da nuovi insegnamenti: “Federalismo Centrale”, “Centralismo Federale”, “Esegesi delle fonti del Federalismo”, “Il Federalismo e il Sol dell’Avvenire” “La bicicletta e il Federalismo”, e vivevano alla macchia, nella profondità più buia delle foreste dell’Altopiano del Cansiglio

Una voce finalmente si sollevò, nel silenzio ormai gravido di paure che avvolgeva tutti e tutto, a   segnalare timidamente e con timore di smentite drammatiche, che forse un filosofo poteva ancora esistere, nascosto fra le rovine di vecchi stabilimenti statali dell’ex PUL Potere Unitario Ladrone, distrutti dalla furia rivoluzionaria delle gloriose Guardie Federali.

E indicò, con dito  tremante, una periferia disabitata e squallida, un tempo pulsante quartiere industriale, che la voce della gente diceva popolata adesso da fantasmi, pallide ombre di sindacalisti, qualche ectoplasma di alti dirigenti pubblici a suo tempo epurati con ignominia. E tutti  vaganti, eterne anime in pena, alla ricerca di una pace che non avrebbero mai più trovato.

Colà si sarebbe potuto incontrare, con un po’ di fortuna propiziata da qualche largizione in denaro immessa nella cassetta all’uopo predisposta dal medesimo, il Calvetti, ovvero Diogene della Bovisa, filosofo peripatetico, così nomato in quanto perennemente in giro, curvo sotto il peso di una lanterna accesa, dalla fiamma tremolante, passando da un pollaio di galline all’altro. Il quale era uso così rispondere a chi gli chiedeva ragione di tale costume: “Cerco l’uovo”.

Viveva in una botte e, essendo questa impregnata di stagionati residui di vino Barolo che emettevano effluvi etilici, respirava perennemente tali effluvi che gli procuravano spesso allucinazioni e pensieri filosofici d’avanguardia.

Diogene della Bovisa fu trovato, segnalato ai cercatori dallo starnazzare delle galline dell’ultimo pollaio in cui si era intrufolato: nutrito adeguatamente, rivestito, dotato di lanterna elettronica a basso consumo e nominato seduta stante, con Decreto Autonomo Granfratellesco, Magnifico Padre della Patria Federale e Pensatore Ufficiale Unico e Raro, con l’incarico di redigere la “Summa Teologica e Filosofica del Federalismo e Dintorni”, organizzando nel contempo la Divisione Filosofia Spicciola del Ministero della Cultura Federale Indotta.

Il nucleo centrale della sua idea filosofica entusiasmò il Grande Fratello e la Commissione di Studio costituita per l’elaborazione del  Pensiero Federale Ufficiale da pubblicare e divulgare sulla Gazzetta Ufficiale Sesto Caio Baccelli: si fondava essenzialmente su un Principio Basilare, la Protezione della Razza, che da tempo immemorabile albergava inconsciamente nell’animo di tutti i Federalisti Verdi (non già gli eredi del  tristemente noto Giuseppe, celebrato come massimo aedo risorgimentale dai mendaci gazzettieri prezzolati dal Potere Unitario Ladrone, ma in realtà solo un ignobile scarabocchiatore di pentagrammi, modesto controfagotto aggiunto nella banda paesana del comune di Busseto !).

In nome di tale principio, Diogene della Bovisa, al secolo Sigismondo Calvetti, nella sua ufficiale veste di Presidente Indiscusso della Commissione Per l’Attuazione del Programma Filosofico Federale, ideò e fece realizzare dal Ministero dei Trasporti Ruotati su Ferro (di concerto con l’Autorità di Controllo per l’Esercizio del Potere) quella innovazione tecnica rimasta una pietra miliare nella Storia della Movimentazione di Massa: l’istituzione, nei mezzi di trasporto pubblici (metropolitana, tram, autobus, taxi, carrozze a cavalli, motocicli e tandem), di vetture, scompartimenti o comunque zone riservate e opportunamente delimitate (da sigillare all’inizio del  viaggio e dissigillare al termine) destinate ai  viaggiatori diversi per colore, etnia, nazionalità, cittadinanza, allo scopo di preservare l’integrità morale e materiale della loro personalità, non contaminandola con altre presenze non compatibili.

Operazione di grande civiltà e umanità, che fu salutata e osannata in tutto il mondo e valse al suo ideatore, Diogene della Bovisa, alias Calvetti Sigismondo, la imperitura riconoscenza dei suddetti  diversi per la cui Protezione della Razza si era tanto impegnato.

Purtroppo una prematura morte, dovuta ad un eccesso di effluvi etilici nei polmoni avendo egli dovuto cambiare residenza per necessità istituzionali di rappresentanza (dalla comune botte ex-barolo ad un nobile carratello un tempo adibito alla stagionatura di una rinomata grappa friulana ad alta gradazione alcolica), lo sottrasse alle grandi aspettative che la sua feconda vena filosofica aveva acceso nel popolo padano.

A perenne ricordo di lui e della sua azione, fu eretto un monumento equestre, replicato in più copie e diffuso obbligatoriamente nelle piazze di tutti i paesi, ai sensi dell’art. 4 del Regolamento di Attuazione del Decreto Motu-Proprio Granfratellesco “Princìpi Guida per l’Arte e la Creatività Federale” (risultati poi, ma la diceria fu smentita con prove inoppugnabili costruite dal Ministero della Verità Abilmente Menzognera, copiati pari pari dalla Storia dell’Arte dell’Argan).

La geniale intuizione dell’artista scultore lo aveva immaginato a cavallo, impettito, mentre teneva sollevata con una mano la lanterna d’ordinanza (ma il genio dell’artista padano aveva previsto che la lanterna fosse dotata di impianto di illuminazione, talché nelle ore notturne era visibile da grandi distanze, a ricordare agli eventuali immemori, la grandezza dell’uomo e del suo pensiero filosofico).

Con l’altra mano sollevava invece, e questo fu il colpo d’ala dell’artista, una gallina starnazzante, a simboleggiare la primitiva origine della ricerca filosofica del grande Diogene della Bovisa).

A tale vista, l’orgoglio del Grande Fratello crebbe talmente che, in un impeto di generosità, decise ancora una volta di donare ai suoi sudditi l’ordine di salutarlo con un nuovo attributo onorifico: su sua bonaria sollecitazione il Ministro della Verità Abilmente Menzognera, riprese le già dismesse vesti di Consigliere Privatissimo, Eminenza Griogioverde, andò a pescare nei meandri della sua immensa cultura tratta dai giornali e, avendo trovato in una recensione di un libercolo intitolato “Siddharta” di un misconosciuto autore, tale Hermann  Hesse, vagamente sospettato di simpatie antifederaliste, il titolo di “Illuminato”, genialmente coniò, per il suo signore Grande Fratello, un nuovo  titolo d’onore, con il quale d’ora in poi tutti avrebbero dovuto invocarlo :

LUCIDATO SPLENDENTE.

Giancarlo Chesi alias Panoramix.

Venerdì prossimo il seguito della storia.

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