Nuova metodologia non invasiva aiuta nel trattamento del Parkison

nintendowiiStimoli magnetici contro movimenti involontari

Una nuova scoperta aiuta la lotta al Parkinson. Dopo anni di terapia farmacologica incentrata sulla levodopa si sviluppano dei movimenti involontari detti discinesie che alla lunga possono creare disturbi invalidanti. Fino ad oggi si potevano risolvere solo con procedure invasive, ora si può agire sul cervelletto con una stimolazione magnetica transcranica (Tms), meno traumatica, ma che ha già dato dei risultati positivi. Sono stati gli studiosi dell’Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma a scoprire, in una ricerca che ha guadagnato le pagine della rivista Neurology, che il cervelletto può essere trattato per tenere a bada le discinesie indotte dalla terapia. I disturbi infatti si presentano in un’alta percentuale di pazienti dopo alcuni anni di terapia: in alcuni casi possono essere talmente intensi da divenire invalidanti, provocando difficoltà nell’esecuzione dei movimenti volontari, perdita di equilibrio e frequenti cadute. I meccanismi che provocano le discinesie ancora non sono stati completamente chiariti e la terapia medica per tenerli sotto controllo non è ancora soddisfacente. Prima miglioramenti significativi potevano essere ottenuti soltanto con procedure invasive, come la stimolazione cerebrale profonda mediante neurochirurgia stereotattica. Comprendere a fondo i meccanismi da cui originano le discinesie indotte dalla levodopa è quindi fondamentale per adottare nuove strategie terapeutiche nella cura del morbo di Parkinson.

relazioniQuesta ricerca ‘made in Italy’ ha dimostrato che il cervelletto può essere un nuovo potenziale bersaglio per il trattamento delle discinesie. Lo studio, condotto da Giacomo Koch in collaborazione con Livia Brusa, Carlo Caltagirone e Paolo Stanzione dell’università di Tor Vergata e con il contributo di un’equipe spagnola dell’ateneo di Siviglia, ha preso in esame gruppi di pazienti con morbo di Parkinson che presentavano discinesie indotte dalla terapia con levodopa. Il campione è stato sottoposto a due settimane di trattamento con stimolazione magnetica transcranica (Tms), una metodica neurofisiologica assolutamente non invasiva e in grado di indurre una modificazione della eccitabilità dei neuroni dell’area del cervello stimolata. Nel gruppo di pazienti in cui la stimolazione magnetica transcranica è stata applicata giornalmente sul cervelletto per alcuni minuti, i ricercatori hanno osservato una persistente riduzione della frequenza e dell’intensità dei movimenti involontari. Inoltre, si è visto che il miglioramento clinico, spiegano gli studiosi a capo della ricerca, si è associato a modificazioni nell’eccitabilità delle aree motorie connesse con il cervelletto: si è così evidenziato il ruolo importante che questi circuiti neuronali sembrano giocare nello sviluppo delle discinesie. La ricerca ha dunque dimostrato che, nella cura del morbo di Parkinson, alla base dei movimenti involontari indotti dalla levodopa vi può essere un alterato funzionamento di circuiti cerebrali connessi con il cervelletto e che tali alterazioni possono essere efficacemente modulati ricorrendo a tecniche di stimolazione cerebrale non invasive, come appunto quella magnetica transacranica. fonte  italiasalute.leonardo.it

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