Il giorno X di Panoramix parte I

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venerdi

Si inaugura con questa prima puntata “il giorno X di Panoramix”. Storie fantasy dove la realtà supera la fantasia… Nei Venerdì che seguiranno leggerai il seguito della storia.

Avvertenze:  si avvisano i lettori che per i contenuti della storia, è consigliata la lettura ad un pubblico giovane e sognante. Gli adulti possono leggerla ma accompagnati dai propri figli. (N.d.r.)

VITA, OPERE, DETTI MEMORABILI E MIRACOLI

DEL GRANDE FRATELLO

imperante nell’antico pianeta Terra

nel secolo ventunesimo

Dal “Chronicon Laudense Rerum Padanorum”di Gabriello d’Agobio

frate trappista del XXII secolo

Recuperato e restaurato da un antico floppy-disc

rinvenuto fra le rovine di una mediateca dell’epoca

distrutta da un’invasione barbarica

Brani raccolti, ordinati e traslati nella attuale lingua cosmica da Cotton, cronista della Terza Galassia.

Avvertenza ai lettori.

Con quale intendimento il Curatore della presente opera, semplice Cronista del “Monitore dell’Universo”, ha riesumato da un semidistrutto floppy-disc, desueto registratore e contenitore di dati in uso nell’antichità, frammenti di storie con fatti e misfatti avvenuti in un pianeta in via di estinzione ?

Questo potrebbero chiedermi i miei non più venticinque lettori, ridotti soltanto a quattro per una funesta epidemia di influenza australiana, se la spossatezza nella quale li ha costretti il terribile morbo desse loro la forza di interloquire.

Cari miei quattro lettori residui, dichiaro io allora, anticipando la loro domanda, il compito del cronista è appunto quello di dar conto di ciò che è avvenuto o avviene, in modo che dalla conoscenza di tali avvenimenti si possano trarre in futuro comportamenti atti ad evitare eventuali conseguenze drammatiche, o comunque spiacevoli.

Abbiate quindi comprensione per l’ingrato lavoro del vostro cronista, perdonando la frammentarietà della narrazione, dovuta alla perdita di interi settori della registrazione a causa della furia distruttrice dei barbari e a causa del tempo trascorso.

Come pure chiedo venia, pazienti lettori, per l’uso di un linguaggio antiquato ben diverso dal nostro attuale, telegrafico e per simboli, linguaggio antiquato dovuto però alle notevoli difficoltà di traduzione, per i concetti e le situazioni che nella nostra attuale era non si presentano più.

Avvertenza seconda ai lettori

Notizie sulla vita del Beato Gabriello d’Agobio, vissuto sulla Terra agli inizi del ventiduesimo secolo o, forse, sul finire del ventunesimo

Le notizie in questione sono pervenute casualmente a noi, modesti cronisti in cerca di documentazioni nel corso delle ricerche per una inchiesta che stavamo preparando.

Si trattava di un’inchiesta sul medievale Servizio Sanitario in vigore sul pianeta Terra prima che l’ultima glaciazione ne eliminasse definitivamente le ultime forme di vita.

Nel frugare fra i resti polverosi e disordinatamente dispersi di quello che a giudicare dai primi reperti rinvenuti doveva essere l’archivio di un Istituto Ospitaliero Maggiore (così venivano allora definiti i lugubri luoghi di cura), improvvisamente l’occhio cadde su di un faldone che affiorava dal cumulo di macerie che sommergeva tutto: a prima vista sembrava ancora miracolosamente intatto e ci fece sussultare di gioia, ma quando faticosamente lo estraemmo la nostra delusione fu massima.

Il contenitore ( detto all’epoca “Raccoglitore ad Anelli Mod.Resisto” secondo l’attribuzione dell’archeologo De Profundis che per primo l’aveva catalogato) risultò invece fratturato.

L’apparecchio di tenuta dei documenti, la cosiddetta “macchinetta ad anelli” (definizione anch’essa sagacemente ricostruita dal De Profundis e catalogata nel suo fondamentale saggio “I Primordiali sistemi di Conservazione Archivistica in uso nell’antichità e gli incidenti sul lavoro derivati dalla molla a scatto con progettazione difettosa”), era aperta, per incuria dell’operatore o forse perché difettosa, secondo appunto quanto dimostrato dal De Profundis.

I relativi documenti si erano sparsi intorno e per di più, per colmo di iattura, risultarono parzialmente mangiati dalle fiamme di un incendio che l’illustre studioso De Profundis asserì, in base a sue congetture non enunciate, essere doloso.

Dalla lettura dei pochi fogli parzialmente leggibili, anneriti dal fumo e carbonizzati dalle fiamme, che ci fu dato di esaminare, risultò che con quasi assoluta certezza si trattava della Cartella Clinica, con annessa Nota Biografica e Scheda Anamnèstica, di tale Gabriele Stopardi, o Stoppardi (il frammento in quel punto è lacunoso e di difficile interpretazione, talché persino il De Profundis, nel citato saggio, non ne fa menzione, preferendo sorvolare).

Il Gabriele Stopardi (o Stoppardi) in questione, secondo nostre più approfondite e faticose ricerche condotte a partire dalle poche e talvolta irriguardose notizie (che fanno pensare ad un malanimo nei suoi confronti da parte dell’estensore) contenute nella Nota Biografica della supposta Cartelle Clinica, risultò essere stato (in vita, perché risultò poi morto, così supponeva l’estensore, durante una discussione con il marito di una cliente per conto della quale indagava sulla di lui supposta infedeltà coniugale) il titolare di una Agenzia di Investigazioni Matrimoniali “Fedeltà Sicura” (allora erano in uso questi arcaici mezzi di protezione coniugale, assai rudimentali e dispendiosi nei confronti dei nostri attuali “Braccialetti Elettronici di Controllo Coniugale a Distanza “).

Fortuna volle che noi, nel tentativo di ricostruire in modo attendibile una definitiva biografia del Beato Gabriello d’Agobio, ci imbattessimo quasi casualmente, fra le rovine di quella che risultò essere poi la sede dell’Agenzia “Fedeltà Sicura”, in uno schedario metallico intatto, (Olivetti Sinthesis, stabilì subito il professor De Profundis nella sua perizia per l’assicurazione).

Lo schedario conteneva materiale di varia compilazione, parzialmente eroso dal fortissimo calore sprigionatisi da un incendio (anch’esso doloso, sempre secondo il prof. De Profundis).

Fra tutto il materiale eterogeneo rinvenuto, un faldone, con molti documenti illeggibili o parzialmente leggibili, risultò particolarmente interessante.

Da esso si poteva straordinariamente evincere, con una ricostruzione deduttiva ma molto vicina alla realtà, che il defunto Gabriele Stopardi (o Stoppardi), colto sul finire dei suoi anni da incontenibile crisi mistica, si era fatto frate trappista, rinunciando al nome secolare di Gabriele e assumendo il nome d’arte religioso di “frate Gabriello da Agobio” (da Gubbio, suo città natale, antico borgo dell’età medievale noto per lupi mansueti ed altri animali parlanti, diventato poi nel ventesimo secolo sede di manifestazioni sportive olimpiche, specialità “Gara di velocità con ceri in spalla”)

Egli risultò poi essere l’ultimo trappista, prima della nazionalizzazione dell’ordine monastico della Trappa da parte del Governo Federale, che ne aveva fatto una associazione di sport venatorio.

Aveva scelto di essere l’ultimo “stilita” e, scelta la poderosa colonna dorica arcaica del tempio di Zeus nella piana di Selinunte, aveva preso dimora sull’ampio capitello, dominando il mondo circostante dall’altezza dei diciassette metri della colonna, ma l’intero restante mondo dall’altezza di tutta la tecnologia informatica ed elettronica che, memore dei suoi trascorsi di segugio e spione autorizzato, aveva istallato sul capitello: tutta una potentissima attrezzatura di antenne televisive satellitarie, computer di ultimissima generazione, sensibilissimo impianto di ascolto interplanetario, radio e apparati ricetrasmittenti.

Da questo suo ritiro mistico seguiva e controllava tutti i fatti e misfatti del mondo, massimamente della primitiva regione italica.

E puntualmente trasferiva i più rilevanti fatti del suo tempo in cronache digitali, denominate, all’antica, per un suo vezzo di cui non ci è stato dato di comprendere le motivazioni, “Chronicon Laudense Rerum Padanorum”, di cui ci è stato possibile recuperare solo alcuni frammenti, sia pure significativi, che qui pubblichiamo, come nostro modesto contributo alla ricostruzione storica di un periodo controverso della vita del pianeta Terra, quello dell’Impero del Grande Fratello.

I documenti reperiti, aldilà dei danni patiti per gli incendi e le invasioni barbariche, sono lacunosi e non coprono tutto il periodo storico, fermandosi alla fine del ventunesimo secolo e ponendo al ricercatore, gravi problemi di interpretazione circa la motivazione di tale improvvisa fine.

Accurate e faticose ricerche hanno permesso di ricostruire alcuni fatti fondamentali: il santo eremita Gabriello, al secolo Gabriele Stopardi (o Stoppardi), non era deceduto, come malevolmente aveva scritto l’estensore della Nota Biografica allegata alla Cartelle Clinica, durante una discussione con il fedifrago consorte di una cliente della sua Agenzia di Investigazioni, ma era bensì caduto dall’alto della colonna sua dimora di stilita nel tentativo di inseguire in aria una zanzara che lo stava perseguitando, pungendolo ripetutamente sul naso. Si era sporto troppo, aveva perso l’equilibrio, ed era precipitato giù, finendo, assottigliato come una sogliola, sul themenos del tempio di Zeus.

E’ per questo motivo che la storiografia attuale, relativamente al ventunesimo secolo del pianeta Terra, ancora non può, in maniera documentata, essere precisa circa l‘improvvisa fine dell’Impero del Grande Fratello e la misteriosa scomparsa del suo protagonista.

Ma noi, modesti cronisti del Monitore dell’Universo, abbiamo elaborato alcune non infondate supposizioni, di cui daremo conto al termine di questa raccolta organica di frammenti del “Chronicon Laudense Rerum Padanorum”.

Giancarlo Chesi alias Panoramix.

Venerdì prossimo il seguito della storia.

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