Rene portatile e novità in nefrologia

Il rene portatile è una realtà. Si avvolge attorno al corpo come una cintura, pesa 5 chili ed è in grado di filtrare in otto ore la stessa quantità di sangue purificata dalle comuni macchine per la dialisi, che però sono fisse e hanno la dimensione di una lavatrice. Se la sperimentazione del rene portatile avrà successo, molti dializzati potrebbero presto dire addio a lunghe file in ospedale, fatte tre volte alla settimana, per attaccarsi a macchinari che ripuliscano il loro sangue dalle scorie.
Il dott.Antonio Del Canton, presidente della Società italiana di nefrologia (Sin), ha dichiarato che l’apparecchio, per ora realizzato come prototipo in sperimentazione e illustrato sulla rivista “Lancet”, è al centro dell’attenzione dei nefrologi, che ne discuteranno nel loro prossimo congresso di ottobre a Bologna. Il dispositivo è ancora pesante e difficile da indossare, ma il suo perfezionamento tecnico va avanti a buon ritmo.
Si avvicina dunque la data in cui verrà restituita più libertà di movimento ai dializzati e un indubbio miglioramento nella loro qualità di vita.
Altre novità in nefrologia si profilano all’orizzonte: tra esse troviamo il rene bioartificiale, costituito da un filtro meccanico ricoperto di cellule renali stratificate, che riesce a svolgere parte della funzionalità renale.
Del Canton ipotizza che si possa combinare l’azione del filtro bioartificiale con quella del rene portatile, per creare un apparecchio biomeccanico che riesca a sostituire meglio il rene affetto da una patologia.
Per 6-7 mila italiani dializzati, tuttavia, l’unica speranza di guarigione rimane il trapianto di rene, con i connessi rischi di rigetto.
Attualmente si utilizzano farmaci specificamente studiati per regolare la risposta immunitaria e indurre i linfociti T a considerare “amica” la cellula renale trapiantata; per evitare il rigetto si ricorre anche alla tecnica del “chimerismo”, cioè si immette nell’organismo del ricevente il sangue del donatore subito prima e subito dopo il trapianto per stimolare la tolleranza immunitaria.
Gli studiosi guardano con interesse anche alle cellule mesenchimali “spegni-rigetto” coltivate in vitro e ora in sperimentazione: sono capaci di bloccare la reazione immunitaria post-trapianto e Dal Canton, che è anche direttore dell’unità organica complessa del Policlinico San Matteo di Pavia, annuncia che nell’ospedale lombardo partirà in autunno una sperimentazione clinica con tali cellule su una decina di pazienti.
Il dott.Antonio Santoro – presidente del Comitato organizzatore del Congresso Nazionale e nefrologo del Sant’Orsola Malpighi di Bologna – ha presentato in anteprima i temi che verranno affrontati in sede congressuale. Tra i tanti lo studio sul gene kloto e i suoi legami con la vitamina D. “Il Kloto – ha detto Santoro – è una specie di ormone cui sono già stati riconosciuti effetti allunga-vita e che ha svelato il suo meccanismo d’azione: protegge le cellule dallo stress ossidativo tipicamente indotto dai radicali liberi, considerati tra i nemici della giovinezza. La ricerca sul gene Kloto potrebbe guidare alla scoperta o sintesi di nuovi farmaci contro l’invecchiamento”.
Altri punti importanti su cui i nefrologi pongono l’accento sono la diagnosi precoce e il giusto regime alimentare.
L’insufficienza renale cronica amplifica il rischio di infarto e ictus: molte persone muoiono ancor prima di arrivare in dialisi e per questo vanno intercettate per tempo. La diagnosi precoce – sottolineano i ricercatori – è molto importante ed è per questo che occorre coinvolgere anche i medici di famiglia.
Ma come fare per proteggere la salute dei reni? “ Inutile concedersi litri e litri di acqua: questi lavaggi interni in assenza di calcolosi non servono a nulla, bisogna invece eliminare o quantomeno ridurre di molto il sale nella cottura dei cibi – sottolinea Alessandro Balducci, primario nefrologo dell’ospedale San Giovanni di Roma nonché segretario della Società italiana di Nefrologia”. “Inoltre – gli fa eco Antonio Santoro – bisogna controllare in modo regolare pressione e glicemia. I peggiori nemici dei reni – affermano gli esperti – sono ipertensione e sovrappeso. Basta un esame delle urine e il controllo della creatinina nel sangue per non scoprire tardi l’esistenza di un problema”.
“Infine – ha concluso Balducci – la pandemia della malattia renali è legata a doppio nodo a malattie della civiltà e del benessere come diabete e ipertensione”.fonte  italiasalute.leonardo.it


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