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Il Vaticano svela i segreti del divorzio di Enrico VIII

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Enrico VIII e la richiesta di annullamento del matrimonio con Caterina d’Aragona inviata a Clemente VII
Archivio Segreto Vaticano

Quella lettera supplice, rispettosa e… intimidatoria.  Il 23 giugno a Roma, nel Palazzo della Cancelleria, l’Archivio Segreto Vaticano e Scrinium presentano gli studi sulla lettera scritta dai Pari d’Inghilterra a Papa Clemente VII per perorare la causa di annullamento di matrimonio tra Enrico VIII e Caterina d’Aragona. Pubblichiamo il testo di uno degli interventi.

Nel 1530 non era ancora in discussione la supremazia spirituale di Roma né si pensava a quello scisma che si sarebbe consumato solo diversi anni dopo:  per il momento se ne indovinavano all’orizzonte le ombre spettrali, ma la rottura era ancora di là da venire. A Enrico VIII occorreva la decisione del Papa a favore dell’annullamento del suo matrimonio con Caterina d’Aragona. Era il mezzo tradizionalmente più sicuro per mettere al riparo da qualsiasi sospetto di illegittimità la successione eventualmente garantita da una nuova unione. La sentenza di Clemente VII, però, non costituiva più per lui l’extrema ratio per la soluzione della sua “Grave Questione”:  se il sovrano fosse stato deluso nelle proprie aspettative, all’universale autorità spirituale rappresentata dal Pontefice se ne sarebbe contrapposta una nuova, capace di accogliere le ormai irrinunciabili istanze della nazione inglese. In questo clima di tensione, il 12 giugno del 1530, mentre a corte giungevano le opinioni favorevoli al divorzio espresse da diverse università del continente, Enrico VIII convocò un certo numero di suoi sostenitori, perlopiù appartenenti alla Camera dei Lords:  ai membri di quell’assemblea extraparlamentare fu sottoposta una lettera indirizzata a Clemente VII, “al contempo supplice, rispettosa e intimidatoria”, che nella sua forma compiuta, corredata delle sottoscrizioni e dei sigilli di 83 fra i personaggi di maggior rilievo del Regno, costituiva forse – per usare le parole di Scarisbrick – “il documento più impressionante mai messo in circolazione dall’Inghilterra dei Tudor”.
Formalmente, la lettera è redatta su una pergamena larga quasi un metro, con 83 sottoscrizioni accuratamente ripartite in 13 colonne, delimitate da un’unica lunga fettuccia di seta abilmente intrecciata, da cui pendono 81 sigilli in teche di latta e quattro teche vuote. Gli autori del documento, cioè coloro che lo sottoscrissero e lo sigillarono, sono in gran parte membri della Camera Alta del Parlamento:  due arcivescovi, due duchi, due marchesi, 13 conti, quattro vescovi, un visconte, 26 baroni e 22 abati, pari a circa il 70 per cento della Camera dei Lords del Parlamento della Riforma del 1529-1530. A essi si aggiungono cinque membri della Camera dei Comuni e altri sei personaggi:  i due segretari reali, Stephen Gardiner e Brian Tuke e altri quattro arcidiaconi e teologi. La lettera è ben nota agli storici, che fino a oggi ne hanno potuto conoscere il tenore grazie alla trascrizione contenuta nell’opera del biografo di Enrico VIII, Lord Edward Herbert of Cherbury, e successivamente attraverso l’edizione di Thomas Rymer (inizi Settecento) e di Nicholas Pocock (fine Ottocento). Tutti questi lavori, tuttavia, non riproducono il testo dell’esemplare vaticano. La lettera fu infatti redatta in due esemplari originali:  il primo, privo di data, era destinato a essere conservato presso gli archivi del Regno d’Inghilterra e attualmente si trova presso The National Archives di Kew; il secondo fu preparato per la spedizione a Roma, dove effettivamente giunse il 16 settembre 1530. Le due pergamene, originariamente identiche nella forma e nei contenuti – a eccezione di lievi differenze nelle dimensioni del supporto scrittorio e nel modulo grafico – hanno affrontato il trascorrere dei secoli con esiti radicalmente diversi:  l’esemplare inglese è ormai privo di tutti i sigilli, sebbene mantenga ancora impressi sulla pergamena i segni del filo di seta che ne suddivideva in 13 colonne la plica, la piegatura nel margine inferiore. L’attacco di agenti batterici e i successivi interventi di restauro ne hanno inoltre compromesso la leggibilità, soprattutto nella parte destra e, in particolare, fra l’ottava e la tredicesima colonna delle sottoscrizioni. L’esemplare vaticano ha conservato invece pressoché intatto l’apparato sigillografico e si presenta in ottime condizioni. Ciò ha permesso di curare una nuova e sicura edizione del testo, comprensiva della fedele trascrizione di tutte le 83 sottoscrizioni. Si è quindi dedicato al documento uno studio particolare, che ne indagasse i moventi e le modalità di creazione e i cui risultati si offrono ora alla valutazione dei lettori.
Esaminando l’esemplare vaticano appare anzitutto evidente la non perfetta corrispondenza fra il numero dei sottoscrittori (83) e il numero dei sigilli (81):  un dato imputabile perlopiù alla perdita delle impronte originariamente contenute in tre delle quattro teche attualmente vuote, l’ultima delle quali fu invece predisposta e mai utilizzata. Un’altra incongruenza risulta significativa:  il mancato riscontro fra alcuni sottoscrittori e i rispettivi sigilli. Le ottime condizioni dell’esemplare vaticano hanno permesso di individuare con certezza l’identità dell’ultimo sottoscrittore. I precedenti editori del documento hanno proposto diverse interpretazioni. L’attento esame del documento vaticano ha permesso solo ora di attribuire la firma inequivocabilmente a John Bell, che si sottoscrive in latino Johannes Bellus e appone un sigillo cosiddetto parlante, contrassegnato dall’immagine di una “campana” (bell).
Le informazioni più precise sulla genesi del documento si ricavano principalmente da due fonti:  due dispacci dell’ambasciatore imperiale a Londra Eustache Chapuys, e un brano della biografia del cardinale Wolsey scritta da George Cavendish. Da Chapuys si apprende la strategia messa in atto da Enrico VIII per ottenere le sottoscrizioni e i sigilli alla lettera indirizzata a Clemente VII. Consapevole delle difficoltà che avrebbe potuto incontrare, il re convocò a corte un certo numero di suoi sostenitori, specificando però che, quanti fossero stati impediti a intervenire di persona, gli inviassero almeno i loro sigilli. Allo stato attuale delle ricerche, non è dato sapere quanti aderirono a questa proposta. fonte  vatican.va

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Enrico VIII Tudor (Greenwich, 28 giugno 1491 – Londra, 28 gennaio 1547) fu Re d’Inghilterra e Signore d’Irlanda (in seguito re d’Irlanda) dal 22 aprile 1509 fino alla sua morte.

Fu il secondo monarca della dinastia dei Tudor, essendo succeduto al padre Enrico VII d’Inghilterra. È famoso per essersi sposato sei volte e aver detenuto il potere più assoluto tra tutti i Re britannici. Durante il suo regno ebbe luogo la rottura con la Chiesa cattolica della Chiesa d’Inghilterra, lo scioglimento dei monasteri e l’unione dell’Inghilterra col Galles.

Durante il regno di Enrico VIII vennero promulgate numerose e importanti leggi. Tra le quali quelle che hanno sentenziato la rottura tra la Chiesa Cattolica Romana e la nuova Chiesa Inglese portando il re Enrico a capo della chiesa d’Inghilterra; gli “Acts of Union” emessi tra il 1536 e il 1543 (che hanno unito l’Inghilterra e il Galles in una nazione), il Buggery Act 1533 — la prima legge contro la sodomia in Inghilterra — e il Witchcraft Act del 1542 — che puniva con la morte “l’invocazione o l’evocazione dello spirito diabolico”.

Enrico VIII è stato anche un uomo di grande cultura, di stampo prettamente rinascimentale. Fu anche compositore e fra i brani scritti da lui vi è sicuramente Pastime with Good Company or The Kynges Ballade, scritto attorno al 1510 ed eseguito tuttora da ensemble di musica rinascimentale.

In tempi moderni, Enrico VIII è diventato uno dei re storici più popolari della monarchia inglese. Ciò principalmente si basa sulla percezione comune di una personalità maggiore di quella reale, come una buona forchetta, un bon vivant amante delle donne, il che a sua volta è basato su storie piuttosto esagerate o apocrife della sua vita. Nel 2002, Enrico VIII si è piazzato quarantesimo in un sondaggio patrocinato dalla BBC sui 100 britannici più grandi.

Enrico VIII è il soggetto di un’opera di ambientazione storica di William Shakespeare, Enrico VIII. L’opera, tuttavia, non è stata mai una di quelle più popolari di Shakespeare. Stranamente, era l’Enrico VIII che si stava rappresentando il 29 giugno 1613 quando si incendiò il Globe Theatre.

Ci sono state molte pellicole su Enrico e la sua corte. Le sole che meritano di essere citate sono Le sei mogli di Enrico VIII (The Private Life of Henry VIII) del (1933), con Charles Laughton, le cui prestazioni gli hanno guadagnato un Premio Oscar come miglior attore The Six Wives of Henry VIII, una serie televisiva prodotta dalla BBC con Keith Michell. Richard Burton ha avuto una nomination per un premio Oscar per la sua interpretazione di Enrico di fronte a un’Anna Bolena interpretata da Genevieve Bujold nel film Anne of the Thousand Days – Anna dei mille giorni premio Oscar nel 1969.
Un Enrico interpretato da Robert Shaw inoltre appare come uno dei personaggi principali in un film multi-premiato sulla vita di Tommaso Moro, Un uomo per tutte le stagioni (A Man for All Seasons) del (1966), basato su un’opera di Robert Bolt dello stesso titolo. Nel 1988 ne è stato girato un remake diretto da Charlton Heston.Enrico era quasi certamente l’ispiratore per il titolo della canzone popolare “I’m Henry the Eighth, I am” del (1911), registrata da Harry Champion e più tardi da Herman’s Hermits; la canzone in realtà è su un uomo chiamato Henry la cui moglie è stata sposata a sette individui differenti, tutti di nome Henry.

In un episodio della sitcom americana degli anni 60 Vita da strega (Bewitched) Samantha Stevens cercava di evitare le attenzioni di Enrico desideroso di renderla la sua moglie seguente. Sid James ha interpretato Enrico nel film Carry On Henry (1970), che ha ritratto il rapporto fra il re e due mogli fittizie (“Marie di Normandia “e” Bettina “, una cortigiana). Nel 1973, Rick Wakeman ha pubblicato un concept album di musica progressive rock dal titolo The Six Wives of Henry VIII. La vita di Enrico è stato l’argomento di un famoso ma inesatto episodio dei Simpsons 2004, in cui Homer Simpson interpreta il ruolo del re.

Nel 2007 ha avuto inizio una serie televisiva del network statunitense “Showtime” intitolata “The Tudors”. Narra la vita di un giovane Enrico VIII e degli avvenimenti alla sua corte. Attualmente alla sua seconda stagione.

Nel 2008 esce il film L’altra donna del re che ci illustra la vita di Enrico VIII (Eric Bana) durante la permanenza a corte delle due sorelle Bolena (Scarlett Johansson nel ruolo di Maria Bolena e Natalie Portman in quello di Anna Bolena). Il film, però, presenta alcune inesattezze storiche. N.D.R.


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