Diagnosi veloce e nuove terapie cambiano il destino…

Dalla ricerca nuovi trattamenti biotecnologici per combattere i danni dell’artrite reumatoide

COPENAGHEN – I farmaci sono sempre più efficaci, ma il trattamento del dolore rimane un problema per molti dei 400 mila malati di artrite reumatoide in Italia. «Il nostro Paese è il fanalino di coda per l’utilizzo dei medi­cinali biotecnologici, o biolo­gici, come vengono più spes­so chiamati, quelli più al­l’avanguardia nel trattamen­to di questa malattia — ha fat­to notare Antonella Celano, presidente dell’Associazione italiana malati reumatici (An­mar) a margine del congres­so Eular (European League Against Rheumatism) recen­temente tenuto a Copenha­gen —. Solo il 10 per cento dei malati italiani può fruire di questa possibilità, contro, per esempio, il 70 per cento dei francesi. Abbiamo chiesto all’Aifa linee guida uniformi, perché prima di accedere a una terapia biologica ora pos­sono essere necessari anche diversi mesi».

FATTORE TEMPO – «E il fattore tempo è fonda­mentale — conferma Gian­franco Ferraccioli, ordinario di reumatologia all’Universi­tà Cattolica di Roma —. Una ricerca presentata al congres­so danese (lo studio ‘Image’) ha dimostrato, per esempio, che l’uso precoce di un farma­co indirizzato selettivamente contro le cellule-B, che svol­gono un ruolo chiave nell’ar­trite reumatoide, ha ottenuto una riduzione del danno alle articolazioni tre volte superio­re rispetto al trattamento coi soli medicinali tradizionali». «La rapidità sarà ancora più importante con l’arrivo dei nuovi biologici, approvati per l’uso in prima battuta (quelli attuali possono essere usati solo dopo il fallimento di altre terapie). Il primo di questi nuovi biologici, dispo­nibile in Italia entro fine an­no, sarà un anticorpo mono­clonale diretto contro l’Inter­leukina- 6, un mediatore fon­damentale dei processi in­fiammatori che ‘incendiano’ le articolazioni».

DIAGNOSI – «Confermo che per ottene­re i risultati migliori è neces­sario un intervento rapido, — precisa il professor Carlo Maurizio Montecucco, presi­dente della Società Italiana di Reumatologia — ma il proble­ma è che la diagnosi precoce dell’artrite reumatoide è tut­t’altro che facile e deve essere eseguita in centri specializza­ti ». «Non a caso il tema domi­nante del congresso di Cope­naghen è stato proprio quello relativo ai criteri in base ai quali decidere quali pazienti meritino un trattamento pre­coce e quali no. Tanto che, co­sa rarissima, allo scopo è sta­ta nominata una commissio­ne congiunta di specialisti eu­ropei e americani per stilare linee-guida mondiali». «Finora, per il riconosci­mento tempestivo dell’artrite reumatoide, si è fatto affida­mento soprattutto sull’espe­rienza del medico, ma con le nuovi armi a disposizione non ci si può più accontenta­re: vista la loro potenza, ma anche il loro costo e, talvolta, i loro possibili effetti collate­rali, non possiamo permetter­ci di ‘sprecarle’ per casi in cui non siano necessarie, ma nemmeno negarle nei casi in cui possono davvero cambia­re completamente il corso del­la vita del malato». fonte corriere.it

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