Hillary Clinton «Ai diplomatici gay stessi benefici di quelli sposati»

NEW YORK – Hillary Clinton ha deciso che anche i partner dei diplomatici americani gay avranno diritto alle stesse forme di protezione e riconoscimento all’estero concesse a mogli e mariti. Godranno dell’assistenza medica, saranno evacuati in caso di emergenza, potranno frequentare i corsi di lingua e di anti-terrorismo, saranno rimborsati per le spese di viaggio e gireranno con un passaporto diplomatico. “Le discriminazioni che ci sono state storicamente sono ingiuste e devono sparire”, ha scritto la Clinton in un memorandum interno diffuso al Dipartimento di Stato. Preannunciata nei giorni scorsi al Congresso, che l’ha già avallata, la svolta del Segretario di Stato chiude una lunga battaglia condotta dall’associazione che riunisce i diplomatici gay e le lesbiche. Si inserisce anche nel nuovo clima di apertura dell’America di Barack Obama, che non solo sta portando un numero crescente di stati americani a legalizzare i matrimoni gay ma anche a un riesame della “politica dello struzzo” seguita dal Pentagono.
Proprio ieri il capo di Stato Maggiore Mike Mullen ha confermato di essere pronto ad accettare un eventuale cambiamento parlamentare della linea “don’t ask, don’t tell” che finora impediva ai militari omosessuali di dichiarare pubblicamente i loro orientamenti sessuali pena l’espulsione dalle forze armate. Fu Bill Clinton, quando era presidente, a nominare il primo ambasciatore americano apertamente gay, James Hormel, destinandolo alla sede di Lussemburgo e sfidando i repubblicani. Ma negli otto anni di George W. Bush sono stati fatti solo passi indietro. Pur non avendo veri ostacoli di carriera, i diplomatici gay mandati all’estero si consideravano funzionari di serie B e si lamentavano per la scarsa tutela riservata ai loro partners specie in situazioni di grave crisi. Secondo le regole in vigore fin qui, infatti, quando il Dipartimento di Stato ordina l’evacuazione di una sede a rischio, i partners non possono salire sugli elicotteri o sugli aerei predisposti dal Pentagono.
Nel dicembre del 2007 Michael Guest, un giovane abile e colto che era riuscito a diventare ambasciatore in Romania a soli 43 anni, diede le dimissioni da Foggy Bottom, il soprannome del Dipartimento di Stato, criticando le discriminazioni ai danni dei gay. “Ho dovuto scegliere tra gli obblighi nei confronti del mio compagno e il lavoro per il mio paese”, spiegò nella cerimonia pubblica di commiato, facendo il gesto meno diplomatico della sua vita. “Una scelta del genere – continuò – rappresenta una macchia per il Segretario di Stato e una vergogna per la nostra istituzione”.
Chiamata in causa, Condoleezza Rice preferì tacere e barricarsi dietro alla legge sulla difesa del matrimonio che limita il riconoscimenti delle coppie omosessuali negli organismi federali. Hillary Clinton invece non ha perso troppo tempo. Le nuove norme, che entreranno in vigore tra breve, rappresentano una piccola rivoluzione nella cultura e nello stile della diplomazia internazionale. Potrebbero anche avere un effetto contagioso nelle strutture diplomatiche di altri paesi che, come nel caso della Farnesina, non prevedono facilitazioni specifiche per i partners dei funzionari gay. fonte digayproject.org

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