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Impariamo a gestire le emozioni

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Stati d’animo potenzianti e stati d’animo depotenzianti.

Ti sei mai chiesto quali sono le emozioni che provi più spesso durante la tua giornata e perché proprio quelle e cosa ti portano a vivere?

Alcune volte ci sentiamo al 100% delle nostre capacità psicofisiche e in quei giorni guarda caso tutto o quasi fila liscio, facciamo quello che ci siamo prefissati di fare, con l’energia giusta e a volte ci capita di svolgere quei compiti anche in meno tempo di quello che avevamo pensato.

Ci sono altri giorni invece in cui, in qualche modo, ci va quasi tutto storto, giorni in cui facciamo male anche le cose che di solito facciamo bene o che di solito non ci creano particolari difficoltà.

Tuttavia siamo sempre noi, le nostre capacità sono le stesse, le nostre risorse interiori, che abbiamo dimostrato mille volte di avere, non funzioniamo come vorremmo in quei particolari momenti.

Cos’è allora che a volte ci fa ottenere risultati brillanti e altre volte risultati a dir poco disastrosi?

La risposta correlata al motivo, per la maggior parte dei casi è la seguente:

Lo stato d’animo in cui ci troviamo. Ma cos’è uno stato d’animo?

Uno stato d’animo è la somma di milioni di processi neurologici che hanno luogo in noi; corrisponde ovvero ad una particolare organizzazione interna di informazioni registrate dal nostro inconscio attraverso i nostri sensi ed elaborate dal nostro cervello.

Lo stato d’animo è un modo assolutamente unico di sentire, vedere e percepire l’esterno, una condizione emotiva a partire dalla quale sperimentiamo in un certo modo quello che ci accade in quel momento.

Per gestire le emozioni, dobbiamo essere in grado di agire consapevolmente, in modo tale da modificarli, sui nostri stati d’animo.

Gli stati d’animo si dividono in due macro-categorie: Stati d’animo potenzianti e stati d’animo depotenzianti.

Gli stati d’animo potenzianti sono quegli stati d’animo in grado di attivare le nostre risorse migliori, in grado di dar forza alla nostra motivazione, ai nostri comportamenti più efficaci e produttivi, al nostro modo di comunicare con un linguaggio sciolto e fluido e fanno anche in modo che le nostre espressioni facciali ed il nostro linguaggio del corpo trasmetta sensazioni piacevoli agli altri.

Gli stati d’animo depotenzianti di contro sono tutti quelli che bloccano le nostre risorse, ci portano a comportamenti inefficaci e controproducenti, alla perdita delle nostre motivazioni, quelli che ci fanno avere

risposte negative all’ambiente o alle persone che ci sono vicine, ci fanno sentire spesso stanchi, attivano una scarsa proprietà di linguaggio, e le espressioni facciali che abbiamo in quei momenti non infondono certo sensazioni piacevoli agli altri, i quali è possibile notino in noi una certa condizione di disagio.

E se i nostri risultati sono la conseguenza dei nostri comportamenti, i nostri comportamenti dipendono dai nostri stati d’animo è chiaro che chi riesce con maggiore facilità a mettersi in uno stato d’animo positivo e potenziante ha molte più probabilità di riuscire in quello che si prefigge rispetto a chi viene travolto dall’energia interiore scaturita da uno stato d’animo depotenziante.

La maggior parte di noi considera i propri stati d’animo e i propri pensieri come cose che sfuggono al nostro controllo. In verità possono essere gestiti, con particolari tecniche derivanti dalla PNL (Programmazione neuro linguistica) soltanto nessuno ci ha mai insegnato a farlo, ma dal momento che impari queste tecniche sei in grado poi di applicarle, di conseguenza hai modo di influenzare anche i tuoi risultati. Le principali componenti di uno stato d’animo sono tre:

1. Le condizioni e l’uso della nostra fisiologia.

2. Il nostro focus rispetto agli eventi, ovvero ciò su cui poniamo

l’attenzione e il significato che diamo a quegli eventi.

3. La qualità del dialogo che abbiamo con noi stessi.

La fisiologia. Abbiamo detto che gli stati d’animo influenzano il nostro organismo, è anche vero il contrario, ossia che la condizione di base del nostro organismo partecipa a generare uno stato d’animo piuttosto che un altro. La tensione muscolare, il nostro modo di respirare, hanno un’enorme influenza sul nostro stato d’animo e su quello che ci raffiguriamo internamente. Riflettete un istante: quando vi sentite fisicamente carichi e entusiasti, non percepite forse il mondo in maniera diversa da quando state male o siete stanchi?

Il nostro focus rispetto agli eventi, ovvero ciò su cui poniamo l’attenzione e il significato che diamo a quegli eventi. Una cosa è quello che c’è fuori di noi, un’altra quello che ci rappresentiamo dentro o quello su cui tendiamo a focalizzare la nostra attenzione.

Noi esseri umani riceviamo e ci rappresentiamo le informazioni attraverso le sensazioni fisiche e i cinque sensi. La mente conscia non è in grado di utilizzare tutti i segnali che riceve dall’esterno e dall’interno, impazziremmo se dovessimo analizzare costantemente migliaia di stimoli, da tutti i suoni che ascoltiamo, alla pulsazione del sangue nella nostra mano, dalla vibrazione dell’orecchio, al nostro battito cardiaco o al nostro respiro etc. Il cervello filtra e immagazzina le informazioni di cui ritiene di avere bisogno o si aspetta di avere bisogno in un secondo momento e permette alla mente conscia di ignorare il resto. E in questo filtraggio che ogni individuo si differenzia da un altro, formando di conseguenza le sue personali rappresentazioni interne rispetto ai dati selezionati. Ognuno di noi in questo processo di cancellazione pone in evidenza alcune cose, rispetto a quello che sta vivendo, e ne elimina altre, se nel fare questo ciò che cancella è qualcosa di utile ai fini del risultato che vuole ottenere e sposta l’attenzione su tutto ciò che di negativo c’è in quella situazione automaticamente il subconscio produrrà tutta una serie di stimoli che impediranno alla persona di ottenere quel risultato.

Volete un esempio? Due individui possono essere nella stessa auto e vedere la macchina che gli sta davanti svoltare all’improvviso senza mettere la freccia, uno si arrabbia iniziando a sbraitare, perché dentro di sé si farà la rappresentazione del guidatore che non ha messo la freccia intento a sogghignare, mentre l’altro, proverà pena per quello stesso guidatore, poiché si fa un film nella testa in cui, a causa della sua distrazione, quella persona prima o poi andrà a scontrarsi contro un muro, rompendosi l’osso del collo.

Hanno sperimentato lo stesso evento, ma da due prospettive diverse. Entrambi hanno diverse generalizzazioni, diverse fisiologie, cancellano cose diverse concentrando la loro attenzione su aspetti diversi della vicenda in modo tale da avere della stessa esperienza vissuta una risposta diversa e uno stato d’animo completamente diverso.

Noi non siamo in contatto con la realtà ma con la rappresentazione che ci facciamo di essa; la interpretiamo a partire dalle informazioni che ci forniscono i nostri sensi e dal nostro vissuto precedente.

E’ palese che, il modo in cui ci rappresentiamo le cose dentro, influenza direttamente la qualità delle nostre reazioni e relazioni.

Ad esempio, come trattate il vostro partner se rincasa molto più tardi di quanto avesse promesso?

Beh,il vostro comportamento dipenderà in larga misura da ciò che vi siete raffigurati internamente, come motivo del suo ritardo, mentre lo aspettavate. Se vi siete immaginati questa persona vittima di un incidente, oppure ricoverata in ospedale,quando entrerà in casa l’accoglierete con un sospiro di sollievo o abbracciandola, se invece vi siete immaginati un tradimento, o se vi ripeterete che è in ritardo solo perché non si preoccupa dei vostri sentimenti e del vostro tempo, gli riserverete tutt’altra accoglienza.

La pnl raggruppa i cinque sensi in tre canali che definisce appunto rappresentazionali:

Canale visivo

Canale uditivo

Canale cinestesico

(tatto, gusto,olfatto e le altre sensazioni)

Le informazioni che riceviamo attraverso questi tre canali sono gli ingredienti attraverso i quali si costruisce ogni esperienza del mondo o stato d’animo.

Sono come ingredienti di una ricetta, ma per ottenere una pietanza commestibile non basta conoscere gli ingredienti, è necessario conoscerne anche l’esatta dose di ciascun ingrediente. Se mettiamo troppo o troppo poco di un certo ingrediente, non avremo il risultato desiderato. Nel caso della costruzione delle nostre rappresentazioni interne, le dosi esatte degli ingredienti corrispondono a quelle che vengono definite submodalità.

Le submodalità sono le componenti più piccole e precise che compongono il contesto dell’esperienza umana. Agendo sulle submodalità di un’esperienza, agiamo sull’esperienza, o meglio, sul tipo di impatto che essa ha su di noi. Possiamo dunque gestire le nostre emozioni modificando le nostre rappresentazioni interne, e per fare ciò dobbiamo scoprire come funzionano in esse le submodalità, per poi attuare delle variazioni.

Questo tipo di procedimenti è utilissimo per chi è spesso vittima di una o più emozioni. Nessuna emozione è negativa, lo diventa quando diventa padrona delle nostre giornate, o quando proprio non riusciamo a liberarcene quando vorremmo. C’è gente schiava della propria rabbia, o dell’irritabilità verso qualcuno o qualcosa. Ci sono persone che non vivono la vita a causa della loro apprensione, altre pigre, apatiche, scoraggiate a tal punto da non prendere mai alcuna iniziativa per cambiare ciò che non va. C’è gente triste anche quando dovrebbe essere felice, altra continuamente in colpa per qualcosa.

Gestire le emozioni non significa diventare una specie di robot, significa semplicemente scegliere se quella determinata emozione che ci sta attraversando in quel dato momento, la vogliamo vivere oppure no. La gestione emozionale ha un unico fine: offrirci la libertà di scegliere e di trasformare quello che viviamo.

Un giorno a Richard Bandler, uno dei due fautori della pnl, fu chiesto di spiegare che cosa fosse questa neuroscenza con semplici parole, alchè il dott. Bandler rispose semplicemente: “La Pnl è libertà”.

Se hai letto con interesse questo articolo e vuoi vuoi informazioni precise sugli strumenti citati oppure saperne semplicemente di più sulla gestione emozionale,

scrivimi: lupen@goodnews.ws e sarò lieto di darti l’aiuto e tutte le informazioni che più ti interessano.

Lupen alias Gianluca Del Tito

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