Diabete e staminali: nuove speranze, addio all’insulina

Iniezioni di insulina, addio. A sostituire la conosciuta “compagna di viaggio” per le persone affette da diabete giovanile (di tipo 1) potrebbero infatti arrivare gli autotrapianti di cellule staminali emopoietiche. Sarà così possibile “liberarsi” dalla dipendenza di insulina, stando a quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista Journal of the American Medical Association (JAMA) dai ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago. Secondo i ricercatori l`autotrapianto di cellule staminali consentirebbe infatti alle persone affette dalla patologia di fare a meno dell’insulina per un certo periodo di tempo, e di mantenere un buon controllo glicemico.
Alcuni studi clinici indicano che vi è una associazione inversa tra la “salute” delle beta-cellule – un tipo di cellule del pancreas che producono insulina – e le complicanze croniche del diabete mellito di tipo 1, e che tanto più alto è il livello di C-peptide – sottoprodotto dell`insulina, composto da aminoacidi – minore è l`incidenza delle complicazioni tipiche del diabete giovanile.
I ricercatori hanno condotto l’esperimento su 23 persone affette da diabete di tipo 1, di età compresa tra i 13 e i 31 anni, sottoposte a trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche – che sono state estratte dal sangue del paziente, trattate e reinserite tramite iniezione. Dall’analisi dei risultati è emerso che 20 pazienti su 23 hanno potuto fare a meno dell’insulina: di questi, 12 in modo continuativo, altri 8 in modo transitorio. In particolare, un soggetto è risultato indipendente da insulina per ben 4 anni, 4 pazienti per almeno 3 anni, 3 persone per 2 anni e 4 per almeno uno. Inoltre la maggior parte dei pazienti ha conseguito un buon controllo glicemico. Il livello di C-peptide è aumentato rispetto al periodo precedente al trapianto in entrambi i gruppi, anche se in misura inferiore in quello con indipendenza da insulina transitoria.
Gli studiosi spiegano che l`autotrapianto è riuscito a indurre un aumento significativo e prolungato di C-peptide associato all`assenza o alla riduzione delle dosi giornaliere di insulina. Al momento, spiegano, sembrerebbe essere l`unico trattamento in grado di invertire il diabete di tipo 1, anche se sono necessari ulteriori studi per confermarne i risultati. fonte salute 24

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