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La scoperta scentifica

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Svelato il mistero di insetti che cambiano sesso

I maschi si femminizzano entrando in contatto col batterio ‘Wolbachia’. Ha partecipato alla ricerca la professoressa Antonella Franchini dell’Università di Modena e Reggio
Ricercatori dell’Università di Torino, di Modena e Reggio Emilia e di Milano hanno svelato l’enigma che fa cambiare il sesso in alcuni insetti, i cui maschi diventerebbero femmine a causa di un batterio chiamato Wolbachia. La scoperta sul meccanismo che regola questa trasformazione sessuale, è stata pubblicata sui Proceedings of the Royal Society B – Biological Sciences. La ricerca è stata sviluppata dalla dottoressa Ilaria Negri e coordinata dal professor Alberto Alma del Dipartimento di Valorizzazione e Protezione delle Risorse Agroforestali (Di.Va.P.R.A.) dell’Università di Torino, che devono ringraziare della preziosa collaborazione il dottor Mauro Mandrioli, la professoressa Antonella Franchini dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e il professor Daniele Daffonchio dell’Università di Milano.
La simbiosi tra Wolbachia e l’insetto ospite determina la ‘femminizzazione’ dei maschi, ma la cosa più singolare è che i complessi meccanismi alla base del fenomeno sono molto simili a quelli responsabili di gravissime patologie nell’uomo, come ad esempio il cancro, il ritardo mentale e le malformazioni a carico di alcuni organi. E’ questa, infatti, la sorprendente scoperta alla quale è giunto lo studio Unravelling the Wolbachia evolutionary role: the reprogramming of the host genomic imprinting. Negli ultimi anni, si è fatta sempre più strada la convinzione che alla radice di molte gravi patologie, fra cui i tumori appunto, non vi siano alterazioni a livello genetico – vale a dire semplici mutazioni nella sequenza del DNA – ma piuttosto a livello epigenetico (dal greco “sopra i geni”), cioè a carico dei meccanismi di regolazione dei geni. Lo studio dell’epigenetica sta diventando di primaria importanza anche perché tra le cause di tali alterazioni, oltretutto trasmissibili ai figli, ci sono i fattori ambientali. Il gruppo di ricercatori autore della presente scoperta ha ipotizzato che meccanismi epigenetici fossero alla base delle modifiche somatiche e sessuali causate da Wolbachia.
Esplorando la peculiare simbiosi che caratterizza Wolbachia ed un piccolo insetto ospite (una cicala chiamata Zyginidia pullula), i ricercatori hanno verificato che i maschi femminizzati dal batterio sono in tutto e per tutto femmine. Di femminile hanno non solo l’aspetto e il sex-appeal (che li rendono bersaglio di corteggiamenti da parte di maschi normali, con conseguenti accoppiamenti e perfino procreazione di figli), ma persino il “marchio” epigenetico è di tipo femminile, nonostante i cromosomi siano “da maschio”. Quindi il batterio è in grado di “leggere” il sesso del proprio ospite e distruggere il naturale marchio epigenetico maschile, rimpiazzandolo con quello femminile. La femminizzazione dei maschi porta un importante vantaggio al batterio. Infatti, trasformando maschi in femmine, Wolbachia favorisce la propria trasmissione alla progenie dell’insetto ospite, attraverso il citoplasma della cellula uovo. Quando l’infezione batterica non è acuta (vale a dire quando la densità batterica è piuttosto bassa), Wolbachia non è in grado di alterare del tutto il “marchio” epigenetico maschile, per cui avviene solo una parziale femminizzazione, in cui gli insetti maschi, pur avendo caratteristiche sessuali femminili, mantengono i testicoli.
Si tratta di una scoperta che certamente stimolerà il dibattito tra diverse discipline come la genetica, la microbiologia, le scienze biologiche e mediche, e che getta le basi per capire i meccanismi utilizzati dai simbionti per dialogare con i propri ospiti e in particolare il ruolo dei batteri come vettori di malattie ereditarie.
“Sono molto orgogliosa – ha commentato il Direttore del Dipartimento di Biologia Animale dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia professoressa Maria Agnese Sabatini – del coinvolgimento di ricercatori del nostro Dipartimento” utile a “fornire le basi per la comprensione del ruolo svolto dai batteri nell’indurre modificazioni epigenetiche ereditarie. I risultati ottenuti ancora una volta sottolineano l’importanza della ricerca di base”. fonte ilrestodelcarlino

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