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Censis: ”Dalla società primi segni di reazione alla crisi”

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Italiani divisi tra la voglia di reagire di una minoranza e il bisogno di rassicurazione della maggioranza. E a sorpresa ”veri protagonisti diventano gli enti locali, che in questo momento mostrano di poter fornire risposte puntuali”
”Dopo mesi di incertezza passati a cercare di decifrare i tratti della crisi, comprenderne l’intensita’ e soprattutto prevederne la fine, la societa’ italiana inizia a mostrare i primi segni di reazione”.

A rilevarlo e’ il Censis nel suo ‘Diario della Crisi’. Alcuni player, sottolinea, ”ripartono. Inaspettatamente gli enti locali assumono un protagonismo inedito nella fase di difficile congiuntura, la finanza e’ ancora in fase di assestamento, e il ‘corpaccione’ sociale sembra diviso tra reattivi e attendisti, con la voglia di reagire di una minoranza che si misura con il bisogno di rassicurazione della maggioranza”.

Secondo il Censis, ”c’e’ innanzitutto un’Italia che si muove. E’ partita già alla fine del 2008 la carica di coloro che si sono messi a cercare lavoro. In base ai dati sull’occupazione, si puo’ stimare che siano circa 100mila le persone che prima erano genericamente disponibili a lavorare senza pero’ far nulla per cercare lavoro, e che invece, a seguito della crisi, nell’ultimo trimestre dell’anno si sono messe attivamente in cerca di occupazione, alla ricerca di quel 5% di aziende che per il 2009 prevedono comunque di fare assunzioni”.

Nel mondo delle piccole e medie imprese, rileva il Censis, ”si cominciano a registrare componenti contraddistinte da una reazione positiva. Non si tratta di settori specifici, bensi’ di aziende elastiche in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti, deversificando sia i prodotti che i mercati quasi ‘in tempo reale”. Questi imprenditori, evidenzia il Centro studi, ”hanno smesso di chiedersi quando passera’ la crisi e si stanno attrezzando per conviverci, cercando anche nelle situazioni piu’ difficili delle opportunita’ da cogliere: magari passando con disinvoltura da un segmento alto ad uno basso, da un mercato ad un altro, rincorrendo un incentivo e magari utilizzano anche un po’ di Cassa integrazione, con un po’ di opportunismo, come strumento di riassetto”.

Le imprese artigiane, rileva il Censis, ”rappresentano l’emblema di questa categoria: proprio in questi ultimi mesi, in alcune delle aree in cui sono tradizionalmente piu’ radicate hanno ricominciato ad investire, come in Toscana (+28% rispetto a gennaio-febbraio 2008) e nelle Marche (+30%), mentre regge abbastanza bene il Veneto, che mostra si’ un dato negativo, ma con volumi sempre sostenuti (piu’ di 38 milioni di euro di agevolazioni richieste in soli due mesi)”. Per quanto riguarda i territori, in questo momento il Nordest ”sembra registrare la migliore reattivita’: gli imprenditori che sono intenzionati ad assumere sono aumentati del 6%.

Malgrado il tasso di sviluppo delle imprese (il rapporto tra natalita’ e mortalita’) sia calato a livello nazionale dello 0,3% nel 2008, in alcune aree continua a crescere, come a Prato (+1,6%) o nella Brianza (+1,2%)”. I veri protagonisti inaspettati della crisi, sottolinea il Centro Studi, ”sono gli enti locali, che in questo momento mostrano di poter fornire risposte puntuali e mirate in una situazione assai diversificata sul territorio”. Tra gli attendisti, invece, ”va senz’altro annoverato il mondo della finanza, ancora scosso dai colpi subiti e avvolto nell’incertezza. Per ora i grandi investitori istituzionali preferiscono rimanere liquidi, per essere certi che quello che si e’ toccato sia effettivamente il fondo”.

Le grandi banche, rileva il Censis, ”non hanno ripreso ad erogare denaro, restano ancora molto prudenti. Mentre quelle piccole, specialmente quelle radicate territorialmente, osano di piu’, anche per rafforzare la loro presenza locale: nei primi tre mesi dell’anno, gli impieghi di queste banche sono aumentati del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nell’ultimo periodo, il 50% degli italiani al momento di scegliere un investimento mette al primo posto la sicurezza, mentre ormai solo l’8% ricerca un alto rendimento a breve termine (prima della crisi coloro che erano pronti a rischiare di piu’ erano il 20%)”. fonte Adnkronos

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