Son contento di morir ma mi dispiace

Caro amico lettore, non hai idea di quanto mi sia costato scrivere queste riflessioni sulla morte, sara’ perche a modo mio sono un po superstizioso e visto che sono riuscito a parlarne con serenita’ e distacco, mi ha fatto pensare che forse sono pronto per la mia dipartita. Se cosi sara’ almeno avro’ detto la mia anche su questo argomento. Ho avuto una vita piena di continue scoperte, invenzioni, fatti e persone, ma la mia piu grande conquista e’ stata l’amore. Si, l’amore esiste e vale sempre la pena di essere vissuto perche esso e’ realmente il motore dell’esistenza. Ma oggi non vi parlerò di amore ma di morte e le due cose sono comunque collegate…

Vorrei sfatare luoghi comuni e dimostrare che si puo non solo affrontare con serenita’ questo momento, ma addirittura provare gioia per la nostra dipartita e per quella di altre persone.
Tranquilli niente di perverso o di blasfemo ma solo un punto di vista diverso e forse migliore per affrontare la paura di tutte le paure…la morte!
Inziero’ con una citazione,
>Il conformismo e’ il carceriere della liberta’ e il nemico della crescita. (J.F.Kennedy)<.

Perche dobbiamo essere conformisti e stare per forza male di fronte ad un avvenimento del genere?
Non e’ obbligatorio. In messico per esempio…

La morte ha un senso diverso da quello a cui noi siamo abituati.
La religione cristiana importata con la violenza cinquecento anni fa non e’ riuscita a cancellare l’antico senso della vita e della morte: un’entita’ unica, senza rottura, l’una non teme l’altra, sono inscindibili.
Proprio per questo particolare senso dell’esistere, si festeggia con allegria e per tutto il mese di novembre, la festa dei morti.
Ed anche per questo il simbolo dello scheletro, la calavera, e’ presente dappertutto, anche oltre alla festa di novembre, nell’immaginario collettivo, nel folklore, nei fumetti, nei muri e nelle vetrine delle citta’.
Tutto l’allestimento della festa dei morti ha come protagonisti gli scheletri, calaveras che suonano, cantano, accompagnano la processione, ma fanno anche di piu. Sono state riprodotte mentre praticano tutti gli sport delle olimpiadi.
Il risultato e’ sicuramente esilarante, e questo puo rendere l’idea di come il timore tra il reverenziale e il lugubre (che noi conosciamo bene) per la morte e le sue espressioni non faccia proprio parte della visione messicana.
FONTE >http://mexico.blogosfere.it/cultura/index.html<

E quello del Messico non e’ un caso isolato, ci sono altri popoli con culture diverse dalla nostra che fanno grandi feste quando muore qualcuno, festeggiano la nascita e la morte come i due grandi avvenimenti della vita. Mi chiedo, siamo bravissimi ad importare pessime abitudini e usi sbagliati…vedi consumismo,ecc,ecc. Dovremmo avere l’umilta’ di ammettere che taluni popoli sono molto piu bravi di noi ad affrontare la morte e prenderne in qualche modo esempio.
Il rapporto che ho avuto io con la morte e’ quello tipico dell’italiano medio, male educato all’argomento. Da piccolo mi tenevano lontano da tale sciagura e sono cresciuto con una grande paura per la morte…qualcosa da evitare, qualcosa che non si capisce, qualcosa che fa soffrire e piangere. Quando i decessi mi hanno interessato da vicino togliendomi affetti cari, allora ho dovuto per forza di cose affrontare “seriamente l’argomento”.

Da sempre dedito al mio costante miglioramento ho cercato di migliorare il mio rapporto con la morte ed oggi mi sento sereno. Ho accompagnato mio padre gli ultimi momenti della sua vita e sono stati attimi di grande gioia. Quando gli tenevo la mano ho avuto la sensazione che mi passasse la staffetta nella corsa della vita ed oggi con 45 primavere alle spalle ho un unico rammarico quello di non avere figli a cui lasciare la mia staffetta…Ma non mi sono ancora rassegnato! Sono dell’opinione che nessuno dovrebbe morire da solo. Durante gli ultimi minuti la persona ha molta paura ed ha bisogno di essere incoraggiata e sostenuta e di qualcuno che gli dica, BUON VIAGGIO, CORAGGIO, CI RIVEDREMO ANCORA.

Nel libro tibetano dei morti ci sono alcuni passi di una bellezza e di una poesia straordinaria, ma la cosa che mi ha colpito di piu e’ che in quella cultura e con quella religione (buddismo tibetano) esiste una figura religiosa, un monaco accompagnatore che assiste il moribondo e rimane moltissime ore a parlare con lui anche dopo la morte effettiva, perche secondo le loro credenze lo spirito rimane in prossimita’ del corpo per alcuni giorni dopo la morte. GLi spiega le visioni che sta avendo e gli suggerisce quali strade seguire,ecc,ecc. Invito tutti alla lettura di questo testo, difficile indubbiamente, ma di una utilita’ estrema per i ricercatori della verita’

Quando si ama profondamente qualcuno la separazione crea dolore e sofferenza, questo e’ inevitabile, ma quando la forza della vita ci toglie questa persona, dobbiamo accettare l’evento con la consapevolezza che e’ accaduta la cosa migliore. Certo la religione aiuta, credere in qualcosa, in un aldila’ o nella reincarnazione ci fa sperare per il futuro.
Ti faccio una domanda, come sogni di morire? Io per me ho sempre sognato una morte eroica, mentre salvavo la vita a qualcuno, magari ad un bambino in procinto di annegare…visto che sono un buon nuotatore… e poi il giorno dopo sui giornali, l’eroe Antonello e’ deceduto salvando da morte certa un bambino che stava annegando,ecc,ecc. E questa mia risposta la dice lunga sulla mia fame di fama!

La morte come liberazione. Talvolta la realta’ e’ cosi dolorosa da sperare di morire e si immagina la morte come una vera e propia liberazione dal dolore, ma per le mie esperienze e conoscenze circa il mondo ultraterreno mi sento di affermare che purtroppo morendo non si stacca la spina dalla sofferenza e quel problema che ci fa tanto soffrire in questa vita immancabilmente lo ritroveremo anche nella prossima. Terribile? No, e’ solo la la legge della vita. L’evoluzione! Ci obbliga, ci impone con forza di andare avanti sempre, di affrontare e superare qualsiasi ostacolo ci troviamo sul cammino e quegli piu grandi non sono nel nostro ambiente ma dentro di noi, si chiamano paure, dubbi, limiti, incertezze, delusioni, amarezze. Pur apprezzando pochissimo i precetti, vorrei proportene uno, > VIVI <. Vivi con forza la tua vita, non ti risparmiare e quando vai a letto la sera vacci senza rimpianti, sicuro che anche oggi hai fatto del tuo meglio. E non importa se la battaglia del giorno e’ vinta o persa, l’importante e’ che tu abbia fatto del tuo meglio…Cosi facendo metterai in moto una tendenza vincente e alla fine vincerai tu! Ti ricordo che dentro di te hai possibilita’ e forze immense e che la tua PICCOLA vita e’ un microcosmo fatto a immagine e somiglianza del macrocosmo e ne ha gli stessi immensi poteri. E’ la tua fede che ti ha guarito diceva Gesù agli ammalati. Abbi fede! In te stesso e nelle immense energie che puoi attivare dentro di te e che immancabilmente influenzeranno tutto il tuo ambiente circostante.

Molto spesso le canzoni consentono una maggiore immediatezza e comprensione di mille colte spiegazioni. Pierangelo Bertoli rende l’idea sul come dobbiamo affrontare la vita per arrivare alla morte a cuor leggero e senza rimpianti, >a Muso Duro<.
Roberto Vecchioni invece con la sua divertente >Samarcanda< ci parla della inevitabilita’ della morte e per quanto possiamo fuggire lei sara’ sempre con noi. L’insuperabile Vasco Rossi si chiede cosa c’e’ di la..>C’E’ Chi Dice No< e lo fa con con il suo linguaggio diretto da UNO DI NOI. Naturalmente invito i lettori all’ascolto delle canzoni citate, perche la semplice lettura dei testi toglie qualcosa al capolavoro della canzone, appunto fatta da parole e musica.

(a Muso Duro) Pierangelo Bertoli.

e adesso che faro’ non so che dire
fa freddo come quando stavo solo
ho sempre scritto i versi con la penna
non ho ordini precisi di lavoro
ho sempre odiato i porci ed i ruffiani
e quelli che rubavano un salario
falsi che si fanno una carriera
con certe prestazioni fuori orario
cantero’ le mie canzoni per la strada
ed affrontero’ la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro
ho speso quattro secoli di vita
e ho fatto mille viaggi nei deserti
perche’ volevo dire cio’ che penso
volevo andare avanti ad occhi aperti
adesso dovrei fare le canzoni
con i dosaggi esatti degli esperti
magari poi vestirmi come un fesso
per fare il deficente nei concerti
cantero’ le mie canzoni per la strada
ed affrontero’ la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro
non so se sono stato mai poeta
e non m’importa niente di saperlo
riempiro’ i bicchieri del mio vino
non so com’ e’ pero’ v’invito a berlo
e le masturbazioni cerebrali
le lascio a
chi e’ maturo al punto giusto
le mie canzoni voglio raccontarle
a chi sa masturbarsi per il gusto
cantero’ le mie canzoni per la strada
ed affrontero’ la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro
e non so se avro’ gli amici a
farmi il coro
o se avro’ soltanto volti sconosciuti
cantero’ le mie canzoni a tutti loro
e alla fine della strada
potro’ dire che i miei giorni
li ho vissuti…

(Samarcanda) Roberto Vecchioni.

C’era una gran festa nella capitale
perche la guerra era finita.
I soldati erano tornati tutti a casa ed avevano gettato
le divise.
Per la strada si ballava e si beveva vino,
i musicanti suonavano senza interruzione.
Era primavera e le donne potevano, dopo tanti anni,
riabbracciare i loro uomini. All’alba furono spenti i falo’
e fu proprio allora che tra la folla,
per un momento, a un soldato parve di vedere
una donna vestita di nero
che lo guardava con occhi cattivi.

Ridere, ridere, ridere ancora
ora la guerra paura non fa,
brucian le divise dentro il fuoco la sera,
brucia nella gola vino a sazieta’
musica di tamburelli fino all’aurora
il soldato che tutta la notte ballo’
vide tra la folla quella nera Signora
vide che cercava lui e si spavento’

“Salvami, salvami, grande sovrano
fammi fuggire, fuggire di qua
alla parata lei mi stava vicino
e mi guardava con malignita’.
“Dategli, dategli un animale,
figlio del lampo, degno di un re
presto, piu presto, perche possa scappare
dategli la bestia piu veloce che c’e’

“Corri, cavallo, corri ti prego
fino a Samarcanda io ti guidero’
non ti fermare, vola, ti prego
corri come il vento che mi salvero’..
oh oh, cavallo, oh oh, cavallo, oh oh, cavallo,
oh oh, cavallo, oh oh”.

Fiumi poi campi, poi l’alba era viola,
bianche le torri che infine tocco’
ma c’era tra la folla quella nera Signora
stanco di fuggire la sua testa chino’
“Eri tra la gente nella capitale,
so che mi guardavi con malignita’
son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale
son scappato via ma ti ritrovo qua!”

“Sbagli, t’inganni, ti sbagli, soldato
io non ti guardavo con malignita’
era solamente uno sguardo stupito,
cosa ci facevi l’altro ieri la’
T’aspettavo qui per oggi a Samarcanda
eri lontanissimo due giorni fa,
ho temuto che per ascoltar la banda
non facessi in tempo ad arrivare qua.

Non e’ poi cosi lontana Samarcanda,
corri cavallo, corri di la’..
ho cantato insieme a te tutta la notte
corri come il vento che ci arrivero’
“Oh oh, cavallo, oh oh, cavallo, oh oh, cavallo,
oh oh, cavallo, oh oh”.

(C’E’ Chi Dice No) Vasco Rossi

c’e’ qualcosa che non va
in questo cielo
c’e’ qualcuno che non sa
piu’ che ore sono
c’e’ chi dice qua
c’e’ chi dice la
io non mi muovo
c’e chi dice la
c’e’ chi dice qua
io non ci sono
tanta gente e’ convinta
che ci sia nell’ aldila’
qualche cosa chissa’
quanta gente comunque ci sara’
che si accontentera’
c’e’ qualcuno che non sa
piu’ cos’e’ un uomo
c’e’ qualcuno che non ha
rispetto per nessuno
c’e’ chi dice no
c’e’ chi dice no
io non ci sono
c’e’ chi dice no
c’e’ chi dice no
io non mi muovo
tanta gente e’ convinta
che ci sia nell’ aldila’
chissa’ cosa e chissa’
quanta gente comunque ci sara’
che si accontentera’
c’e’ chi dice no
c’e’ chi dice no
io non mi muovo
c’e’ chi dice no
c’e’ chi dice no
io non ci sono
c’e’ chi dice no
c’e’ chi dice no
io non ci credo
c’e’ chi dice no
c’e’ chi dice no
io sono un uomo

Data la complessita’ dell’argomento mi sono preso la briga di fare una piccola ricerca sul tema e di seguito trovi gli approfondimenti…

MORTE:  s. f.

cessazione della vita, annullamento di tutti i sensi, di tutte le operazioni vitali
morte bianca, per assideramento o per asfissia da ossido di carbonio; morte cerebrale o clinica, cessazione di ogni attivita’ elettrica del cervello.

Di solito con l’iniziale maiuscola, personificazione della morte, rappresentata come uno scheletro, tutto ricoperto da un mantello nero, con una falce in mano.

cessazione dei fenomeni vitali nell’uomo, negli animali, nelle piante. Nell’uomo la morte viene fatta coincidere con l’arresto permanente del cuore e del respiro, con l’abolizione di qualsiasi attività del cervello, testimoniata dall’encefalogramma piatto || Morte apparente: quando l’individuo presenta cessazione della vita di relazione mentre permangono, sia pure attenuate, le funzioni vegetative (battito cardiaco, respiro, encefalogramma di riposo ecc.).

Col termine morte si indica sia la cessazione della vita di un organismo vivente, sia lo stato di quell’organismo conseguente a tale evento.

La morte biologica,
Biologicamente, la morte può riguardare un intero organismo o soltanto alcune sue parti. è infatti possibile che alcuni organi o alcune cellule muoiano ma che l’organismo nel suo complesso continui a vivere. Viceversa, le singole cellule possono vivere per un certo tempo dopo la morte dell’organismo cui appartengono (ciò che rende possibile per l’uomo l’espianto di organi e il successivo trapianto). Alcuni biologi ipotizzano che la funzione della morte sia quella di permettere l’evoluzione, ovvero di consentire l’alimentazione di altri esseri viventi, più spesso di specie diversa, dai quali sono predati in vita (caccia) o dopo la morte (decomposizione).

La morte per l’uomo,

L’accertamento del decesso

Lo stabilire con precisione il momento della morte e il suo effettivo sopravvento sono fattori di grande importanza etica civile, sociale, e dirittuale. Accertare la morte permette di poter stilare il certificato di morte, permette di eseguire le eventuali volontà testamentarie del defunto, permette la possibilità di prelievo degli organi a scopo di trapianto, permette la sepoltura e la fine delle attività terapeutiche atte a mantenere o salvare la vita del soggetto.

Anticamente la morte era identificata con l’arresto del battito cardiaco e della respirazione, ma lo sviluppo delle tecniche di rianimazione cardiopolmonare e la nascita dei primi defibrillatori misero in crisi questa definizione.

La definizione tradizionale divenne obsoleta (oggi è nota come morte clinica), e si sviluppò il concetto di morte cerebrale o “morte biologica”: una persona è considerata morta quando cessa definitivamente anche l’attività elettrica del cervello. Si presume infatti che la mancanza di attività elettrica stia a significare la fine della coscienza. Alcuni fisiologi sono del parere che solo l’attività elettrica nella neocorteccia sia legata alla coscienza, e sostengono perciò che solo tale attività dovrebbe essere presa in considerazione nella diagnosi di morte cerebrale.

Tuttavia la diagnosi di morte cerebrale può essere difficoltosa: talvolta l’attività cerebrale è tanto debole che l’elettroencefalogramma non riesce a rilevarla. Negli ospedali, perciò la procedura di diagnosi di morte cerebrale è complessa e prevede diversi EEG presi a lunghi intervalli di tempo l’uno dall’altro così da garantirne la veridicità.

A causa delle difficoltà nello stabilire con certezza la morte, quasi tutte le legislazioni del mondo prevedono che debba intercorrere un dato intervallo di tempo (in genere non meno di 24 ore) fra il decesso e la deposizione della salma nella bara.

E’ importante segnalare che, stante l’incertezza sul concetto stesso di morte, questa potrebbe non avvenire in un momento “istantaneo” preciso, ma essere un processo che si svolge durante un certo lasso di tempo, rendendo il concetto di “momento esatto della morte” privo di significato.

Religioni e credenze
Le meditazioni umane riguardo il fenomeno della morte costituiscono storicamente uno dei fondamenti nello sviluppo delle religioni organizzate. Anche se le interpretazioni e i modi di definire / analizzare la morte variano diametralmente da cultura a cultura, la credenza in una vita dopo la morte – un aldilà – è assai diffusa e molto antica.

Per la maggioranza delle religioni di matrice cristiana, si crede che il Paradiso sia un luogo o uno stato trascendentale in cui l’anima del defunto, unita al corpo alla fine dei tempi, trascorrerà l’eternità in continua contemplazione di Dio. L’inferno, il limbo e il purgatorio costituiscono invece i luoghi a cui sono condannate le anime non pure, anche se chiese e teologi non sono concordi sull’esistenza e su cosa rappresentino questi luoghi.

Presso l’Induismo, il Sikhismo ed altre religioni orientali si crede nella reincarnazione; secondo questa filosofia, la morte rappresenta un passaggio naturale (tanto quanto la nascita) tramite il quale l’anima abbandona un involucro ormai vecchio per abitarne uno nuovo (il corpo fisico), fino all’estinzione del karma ed alla conseguente liberazione definitiva. Per questo motivo l’idea della morte viene affrontata con minor struggimento interiore.

Molti antropologi ritengono che le sepolture degli uomini di Neanderthal in tombe scavate con cura e adorne di fiori siano la testimonianza di una primordiale fede in una sorta di aldilà Alcuni considerano che il rispetto per i defunti e per la morte (più o meno allegorizzata) sia istintivo all’uomo.

Conseguenze biologiche
Dopo la morte nel cadavere si verificano una serie di trasformazioni: prima si verifica l’algor mortis, poi il rigor mortis ed il livor mortis. La decomposizione della salma, in realtà inizia immediatamente dopo l’arresto della circolazione sanguigna (e quindi dell’ossigenazione), sebbene i suoi effetti più evidenti si manifestino solo dopo alcune ore.

Conseguenze sociali, usi e costumi rituali
Nella cultura occidentale, il corpo del defunto viene in genere deposto in una bara. Nella quasi totalità delle culture, viene celebrata una cerimonia commemorativa detta funerale, durante o poco dopo la quale la bara è inumata in una tomba (che può essere un loculo in un edificio cimiteriale o più tradizionalmente una fossa scavata nel terreno). La salma può anche essere cremata, in questo caso presso taluni popoli se ne conservano le ceneri, mentre presso altri si disperdono in corsi d’acqua o nel mare.

Le diverse culture hanno riti e usanze differenti per rendere ossequio ai loro defunti: ad esempio, presso gli antichi persiani, per i quali sia la terra che il fuoco erano sacri, i cadaveri non venivano ne seppelliti ne bruciati per non contaminare i due elementi, ma venivano lasciati a decomporsi su piattaforme sopraelevate; uso vivo anche presso alcune tribù di indiani americani.

Le tombe si trovano generalmente accorpate in terreni civici destinati a tale scopo, detti cimiteri, ove il necroforo si occupa poi materialmente della sepoltura e delle altre operazioni tecniche e pratiche riguardanti le salme.
I cimiteri sono generalmente considerati luoghi sacri.

Allegorie della morte,

La morte è anche una figura mitologica molto popolare, presente in forma più o meno differente in moltissime culture umane fin dall’inizio della tradizione orale.

L’iconografia occidentale rappresenta la morte in genere come un sinistro mietitore (di presunto sesso femminile): uno scheletro vestito di un saio nero, che impugna una falce fienaia. Come tale, è ritratta anche in una carta dei tarocchi ed appare sovente in letteratura e nelle arti figurative.

” Io vado a morire, voi a vivere; quale sia la sorte migliore solo gli dei lo sanno “. SOCRATE

Concludo geometricamente questo excursus sulla morte…Se immaginiamo un triangolo dove i due lati sono rappresentati da NASCITA e MORTE, la base e’ rappresentata dall’AMORE e l’area del triangolo e’ la VITA! Non puoi completare la tua esistenza e dire ho vissuto se hai rinunciato all’amore.  Antonellolo

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