Astrofisica italiana vince super-premio

Non solo fuga di cervelli. Una ricercatrice italiana ha scelto di rientrare in patria dalla Germania per realizzare una complessa ricerca sul carattere delle galassie, uno studio che si è conquistato un grant europeo di 750mila euro. È l’astrofisica Gabriella De Lucia, vincitrice nel 2008 di un prestigioso premio di ricerca, lo Starting Independent Researcher Grant dello European Research Council, che l’ha vista fra i trecento finalisti di un concorso al quale hanno partecipato 9.167 ricercatori di ogni ambito scientifico.I grant a disposizione per l’astronomia erano 12, e uno è andato proprio a lei: ben 750.000 euro per poter iniziare il suo progetto e mettere in piedi un gruppo di ricerca all’interno di un’istituzione a sua discrezione. «Dopo anni di studio a Monaco, presso il Max-Planck per Astrofisica, avevo desiderio di tornare in Italia» afferma De Lucia, laureata in fisica a Napoli, dottorato e post-doc in astrofisica svolti all’estero.«Così -prosegue la ricercatrice- ho proposto l’Inaf-Osservatorio Astronomico di Trieste, un indiscusso centro di eccellenza. Questa scelta ha ricevuto una valutazione molto positiva da parte della commissione di esperti internazionali che ha giudicato il mio progetto, contribuendo al suo successo».Ed il progetto di studio di Gabriella De Lucia è ambizioso. Insieme a un gruppo da lei scelto e formato da altri quattro giovani, tra i quali un astronomo cileno, si occuperà di indagare i segreti della formazione e dell’evoluzione delle galassie.
«La domanda alla quale cercherò di dare risposta -spiega- è simile a quella che ci si pone per il carattere delle persone: quanto è dovuto a caratteri ereditari e quanto invece all’ambiente circostante? Solo che, questa domanda, io me la pongo per le galassie».Il progetto di ricerca trova a Trieste un ambiente quanto mai promettente. «L’esperienza in questo settore del personale di ricerca dell’Osservatorio -sottolinea Stefano Cristiani, direttore della struttura- potrà supportare Gabriella De Lucia, dando vita a collaborazioni non solo con gli astronomi interni all’Osservatorio, ma anche con l’Università degli Studi di Trieste o la

Sissa».E se qualcuno chiede alla ricercatrice se si è pentita della sua celta, De Lucia, il cui contratto da primo ricercatore a tempo determinato se lo è interamente autofinanziato grazie al premio europeo, taglia corto: «Certo, ogni tanto mi capita di chiedermi se ho fatto la scelta giusta, specie quando confronto il modo in cui la ricerca è finanziata e gestita in Italia con quello che ho visto negli ultimi otto anni. Ma voglio essere ottimista». fonte  quotidianonet

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